“Schiavi frustrati”? Anche Maramaldi. Era già scritto nel ’93
5 AGO 20

Al direttore - Tutto il resto è noia. Fortuna che ora c’è il Califano islamico.
Maurizio Crippa
Maurizio Crippa
Al direttore - Novità o eterno ritorno? Nel giugno 1724, il giovane benedettino Celestino Galiani scriveva al suo maestro il famoso matematico Guido Grandi: “Le discordie del Conclave ci han prodotto un gran bene, perché ci hanno fatto avere un Papa Santo, qual è l’Orsini, ora Benedetto XIII. Egli per ora è tutto intento a riformare la sua corte, ha sopra tutto intimata aspra guerra alle parrucche ed agli abiti di seta de’ prelati che sono al suo servizio; e per Roma non si veggono che teste pelate o almeno orecchie scoperte. Egli è certamente un uomo di santi costumi e di ottima intenzione, e se Dio li darà vita può sperarsi che sia per fare molte cose buone”. Ah! Le parrucche e gli abiti di seta! Già, nel 1724, questo Papa piaceva troppo!
Gabriel Matzneff
Gabriel Matzneff
Al direttore - Completo il titolo: “… schiavi frustrati e maramaldi vigliacchi”. Quanto scrive è deontologicamente, concettualmente, razionalmente perfetto. Tutto inizia a fine 1993. Sulla scia di Tangentopoli e sulla divinizzazione del pool di Mani pulite, la procura di Milano rappresentava ed era l’unico, autentico potere decisionale del bel paese. Tutto, Scalfaro, ex magistrato duce, era predisposto per non cambiare nulla del sistema, Parlamento, non governo, sindacati e Confindustria le sue immutabili tre gambe. Era previsto solo il passaggio, per gentile concessione della procura, cui avevano rimosso l’ostacolo dell’immunità parlamentare, dal Caf ai Ds e consanguinei, naturalmente sotto l’occhiuta vigilanza della procura stessa. Le elezioni politiche del 1994 erano la formalità che avrebbe ufficializzato col voto quanto già stabilito. Poi arrivò Forza Italia e Berlusconi: uno tsunami elettorale, ma non politico. Questo è il nodo di tutti gli avvenimenti successivi. Politicamente, culturalmente, nei costumi e nei comportamenti, le vittorie del 1994, del 2001 e del 2008, non hanno avuto la forza di cambiare la situazione di fondo: quella di un paese strutturalmente costruito su integrati e conniventi. Lo zoccolo duro del sistema.
Moreno Lupi
Moreno Lupi
Al direttore - Il buon Cappato ci ha stufato. Le statistiche dicono e confermano che praticamente nessuna delle persone che, da sane, hanno manifestato intenzioni eutanasiche in caso di malattia, hanno poi confermato tali intenzioni quando la malattia è realmente e dolorosamente giunta – se è stata data loro l’occasione di pronunciarsi. Però quelle cui non è stato consentito di pronunciarsi sono stati accoppati. Buon lavoro.
Giovanni De Marchi
Giovanni De Marchi
Al direttore - Ogni detenuto può avere a disposizione solo 2 libri per volta, dice il regolamento. Questa è barbarie. Il carcere è peggio di qualsiasi crimine.
Frank Cimini
Frank Cimini
Al direttore - I carabinieri del Reparto operativo, la Guardia di Finanza e la Squadra mobile di Palermo ieri all’alba hanno arrestato novanta persone e sgominato la rete dei nuovi capimafia del mandamento di San Lorenzo Resuttana. Chissà se, in ottemperanza alle nuove regole di deontologia sociale, li hanno anche regolarmente scomunicati.
Lorenzo Cercalini
Lorenzo Cercalini
Al direttore - Ieri sera Enrico Mentana ha informato gli ascoltatori del suo tg che Obama ha inviato in Iraq 300 “consiglieri comunali” per dare man forte al governo di Maliki contro l’Isis. Era un lapsus per “consiglieri militari”, ma a pensarci bene non sarebbe una brutta idea: di fronte a Pisapia, Marino e De Magistris, anche il più feroce degli islamisti scapperebbe in preda al panico.
Andrea Casadio
Andrea Casadio
Al direttore - Fa piacere leggere la sua risposta: “Bè, per dirla tutta, e con il massimo rispetto, di rottamatori indifferenti ce n’è più d’uno, anche vestiti di bianco”. “Rileggere Ratisbona” era, ovviamente, rivolto con il “massimo rispetto” proprio al “vestito di bianco”, ma, viste le lettere pubblicate, nessuno se ne è accorto! La prima domanda: il rispetto è il mezzo migliore per informare sullo sconcertante comportamento del Vaticano sull’islam (e, purtroppo, anche su Israele)? La seconda: l’ateismo, devoto a questa chiesa cattolica, è il mezzo migliore per ridefinire un’identità smarrita?
Pietro Fanelli
Pietro Fanelli